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Trento, 15 settembre 2009
Inceneritore? FarÀ aumentare i rifiuti
di Lucia Coppola
da l’Adige di martedì 15 settembre 2009

La notizia dell'avvio delle procedure per il bando, entro il 31 ottobre, di un inceneritore a Ischia Podetti, progettato, realizzato e gestito da privati, ha risollevato il dibattito e l'opposizione, a mio avviso fondata, nei confronti di questo controverso passaggio delle politiche ambientali in territorio trentino. E in particolare a Trento.

La relazione dei giorni scorsi da parte dei tecnici, nella commissione comunale sull'ambiente, ha fornito in realtà dati davvero confortanti circa gli esiti della sperimentazione della raccolta differenziata porta a porta a Trento, che ha riguardato sino a questo momento 47.457 abitanti su circa 113 mila: ottima per quanto concerne la quantità e la qualità dei rifiuti, sia della carta, che dell'organico che della plastica. I dati forniti sono davvero interessanti: Gardolo è al 67%, Meano al 72%, Povo e Villazzano sono al 73%, Sardagna e Sopramonte sono al 72%, l'Argentario è al 70%.

Tra ottobre e novembre partiranno Ravina, Romagnano e Mattarello ed entro il maggio 2010 in tutta la città sarà attivato il porta a porta. Quanto sin qui affermato, fonte di dati certi, oltre ai risultati in alcuni casi di eccellenza di alcune valli trentine, che hanno superato l'80% di raccolta differenziata, come la Val di Fiemme, non sono affatto ininfluenti nelle considerazioni doverose che ogni cittadino ed ogni amministratore deve fare rispetto alla reale necessità di un impianto di incenerimento.

Perché la domanda è molto semplice: tutto questo lavoro, l'impegno finanziario, le competenze acquisite, gli eco-volontari, 70 a Trento in questo momento, l'investimento umano, sociale e culturale, la responsabilizzazione dei cittadini, dove andranno a finire se verrà costruito l'inceneritore? È inutile nascondersi dietro un dito: l'esperienza di altre città, Brescia fra tutte, ci insegna che le due pratiche sono auto escludenti: gli inceneritori infatti spingono inevitabilmente nella direzione opposta a quella della riduzione o del riciclo del rifiuto perché sono per eccellenza le macchine dello spreco, produttori a loro volta di rifiuti pericolosi come le ceneri contaminate, le polveri del sistema di abbattimento dei fumi, la massa d'aria inquinata che arriva in atmosfera ricca di ossidi di azoto, polveri fini, metalli pesanti, diossine. Per non parlare dei terreni circostanti, inadatti agli usi agricoli e residenziali e della perdita di materia, secca, che potrebbe essere a sua volta ancora riciclata.

È ormai abbastanza diffusa, in alternativa, una nuova tecnologia, l'estrusione, in grado di riciclare a bassa temperatura la quasi totalità del rifiuto secco in gran parte di matrice plastica con una spesa 10 volte minore rispetto a quella dell'inceneritore. Ma la politica della provincia e del comune di Trento non sembra andare nella direzione della ricerca di soluzioni più idonee e compatibili dal punto di vista sanitario, ecologico e ambientale, economico. Portano avanti una politica statica, stanca e poco innovativa. Sembra che dia fastidio il buon coinvolgimento dei cittadini e l'affezione che stanno provando nei confronti della pratica della differenziazione e del riciclo. Non è possibile giustificare la necessità di un inceneritore sui dati del capoluogo «ipotizzabili» quando la differenziata sarà a regime: 19mila tonnellate l'anno che moltiplicate per il rimanente 80% della popolazione della provincia di Trento darebbero valori astronomici di residuo: circa 98mila tonnellate l'anno. Insomma, non solo si parte sfiduciati rispetto a un ulteriore, positivo evolversi dovuto a un sistema sperimentato e forte, a una maggior coscienza ambientalista dei cittadini, a una tariffa puntuale che permetta loro di pagare quanto effettivamente scartato di residuo, ma non si considera neppure il fatto che in centri piccoli tutto potrebbe essere più facile da gestire e controllare e che quindi i dati di Trento, già molto alti, potrebbero essere ulteriormente migliorati. Anche con un sistema di premi e incentivi o di sanzioni. In modo tale da non consentire, oltre certi limiti, comportamenti scorretti e dannosi per la collettività.

Ricordiamo inoltre, per quanto riguarda il teleriscaldamento, che l'inceneritore è considerato una macchina inefficiente, in grado di trasformare in energia elettrica solo il 20% dell'energia contenuta nei rifiuti. Per ultimo, mi sembra riduttivo pensare che i rischi per la salute saranno tenuti in considerazione e monitorati solo a impianto in funzione. Escludere pericoli igienico-sanitari è un passaggio preventivo, obbligato e di importanza cruciale, dal momento che gli studi di settore, in Veneto, Lombardia e in Emilia Romagna dimostrano aumenti di rischio di cancro nelle zone limitrofe agli inceneritori in proporzioni inquietanti e in particolare per le donne, problemi per i neonati, linfomi e sarcomi dei tessuti molli in crescita esponenziale. Come dimostrano anche importanti studi condotti in Francia e Gran Bretagna. Da noi invece solo beate certezze e tanto ottimismo. E forse la voglia di togliersi di torno questa patata bollente definitivamente e nel modo più semplice: un bel fuoco catartico che cancella, apparentemente, tutto.

Lucia Coppola
consigliere comunale dei Verdi e Democratici per Trento

 

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